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Alpino Artigliere

introduzione di: Livio Gonella - IPMS "Tuttoindcala" Roma #2854

 

L'anno scorso avevo il desiderio di fare un regalo fuori dell'ordinario ad un mio caro cugino. Pensa che ti ripensa mi è tornata, prima in mente poi nelle mani, una sua fotografia del servizio militare. La prima di questa pagina, ritratto sorridente in mezzo alla neve. Per la realizzazione di un figurino che lo riproduce, ho subito pensato a Roberto Bianchi, nostro valido figurinista. Dopo aver fatto ricerche su internet e discusso con Roberto su che figurini utilizzare come base di partenza, ho acquistato una confezione di fanteria USA  seconda guerra mondiale Airfix 1/32 e quindi l'ho passata a Roberto per la realizzazione. Mio cugino ha prestato il servizio militare nella Brigata Taurinense, 1° Reggimento Artiglieria da Montagna, Gruppo Artiglieria da Montagna Aosta, 5^ Batteria (sino al 1° ottobre 1975 data di ristrutturazione dell'Esercito), presso la caserma Mario Musso di Saluzzo nel 1968/1969. 
Le fotografie si riferiscono ad un'esercitazione con mezzi meccanici svolta nella zona della Val Varaita in provincia di Cuneo. Ci mostrano gli artiglieri, mentre indossano una tuta mimetica bianca, di semplice cotone che ha il solo scopo di mimetizzare appunto il militare in ambiente innevato. Il berretto in panno con visiera e guanti in lana. Sono armati di fucile Springfield Garand M1, cinturone, baionetta e sacca a tracolla porta maschera antigas. Ritengo interessane la foto di pagina 22 dove gli artiglieri sono ripresi in un momento di relax di fronte alla mitragliatrice Browning M-2 12,7mm Cal. 50 montata su treppiedi davanti alla Fiat Campagnola dotata di rimorchio. Dopo le indicazioni di Roberto per la trasformazione del figurino, può essere un'ottima idea per una scenetta. Alcuni cenni storici. La Brigata Alpina 'Taurinense' discende dal I Raggruppamento Alpino costituito a Torino il 7 gennaio 1923. 
L'11 marzo 1926 avviene la costituzione della 1ª Brigata Alpina. Nel dicembre del 1934 è attribuito l'appellativo di 'Taurinense'. Sin dal marzo del 1926 il 1° Artiglieria da Montagna fa parte di questa grande unità. L'artigliere è un alpino a cui spetta un compito particolarmente impegnativo, trasportare e rendere operativi i pezzi d'artiglieria in alta montagna. Per molto tempo è stato aiutato dall'infaticabile mulo, sostituito da anni dai mezzi meccanici. La parola a Roberto per la descrizione della trasformazione. Dimenticavo, il regalo è stato accettato con gran piacere. 

modello di: Roberto Bianchi - IPMS "Tuttoinscala" Roma #2496

alpino_artigliere_030.jpg

Per questa trasformazione si poteva partire con qualsiasi tipo di figurini in commercio, ma scegliere una confezione dell'esercito americano, come già detto da Livio, ha in un certo qual modo facilitato la costruzione, se non altro per quanto riguarda l'armamento e parte dell'equipaggiamento. La prima fase è la selezione delle parti più idonee tra le varie possibilità di arti, busti, teste, in considerazione del minor lavoro possibile per una massima resa. Tra i vari busti a disposizione ho preferito sceglierne uno che presentasse una impostazione delle spalle già in posizione, questo ha comportato che la parte addominale fosse più corta e la parte del cinturone ,ad esso collegato, avesse un'inclinazione in avanti molto pronunciata rispetto alla postura eretta necessaria per la modifica. 
Nonostante tutto, proprio per l'attenta scelta del pezzo, la modifica non richiede un impegno eccessivo, si tratta di asportare il cinturone dal busto e incollarlo alle gambe, inserendo un perno tra gambe e busto, ritrovare la posizione e la proporzione della parte addominale mancante, in considerazione anche della statura del soggetto che supera l'1,80 mt ed ha una struttura longilinea; si riempie poi il vuoto con stucco epossidico. In questa fase è sufficiente modellare solo le pieghe del camiciotto mimetico che si infila sotto alla cinta. 
Alla testa va eliminata la sommità del capo per realizzare il cappello; si interviene poi sull'espressione imbronciata con una più allegra e spensierata come nella foto, per fare questo si va ad asportare piccole quantità di materiale intorno alle estremità delle labbra tramite un bisturi, rialzandole un leggermente. L'operazione è delicata e va fatta non incidendo la plastica, ma raschiandola delicatamente, si realizzano cosi le due fossette che si formano intorno alle labbra quando si sorride, è meglio fermarsi un poco prima piuttosto che insistere e rovinare tutto il lavoro. 
Per il berretto ho fatto riferimento al modello in tela color kaki con i para orecchi che si ripiega all'interno del berretto, che è la terza evoluzione del modello adottato nel 1952. Per realizzare il berretto si prende un dischetto di plasticard da 0,5 mm su cui si riporta il diametro della testa e poi si aggiunge la parte che andrà a costituire la visiera, lo si fissa provvisoriamente sulla testa quindi con una pallina di stucco si da' forma al berretto tenendo conto che è di panno e ci possono essere delle pieghe. Dopo aver lisciato la superficie dello stucco con un pennello imbevuto in alcol lo si lascia riposare per circa 40 minuti, dopo di che con uno stuzzicadenti modellato a scalpello, si realizzano le cuciture imprimendone la forma sullo stucco che inizia a catalizzare ma è ancora lavorabile. 
Il collo invece viene predisposto con un perno ma verrà lavorato raccordandolo al busto quando si realizzerà il cappuccio ed il colletto della divisa. Passando ai pantaloni, dalle foto si ricava che la parte finale è abbastanza ampia e presenta dei piccoli spacchi a v rovesciata che permettono di indossarli anche con gli scarponi, tutto questo si realizza sempre con dello stucco semplicemente coprendo e raccordando il pantalone originale lasciando intravedere la scarpa nella sua parte finale. Lo stivaletto tattico americano va adattato ad uno scarpone da montagna in cuoio, per fare questo senza perdere le proporzioni della scala è sufficiente aggiungere dello stucco sulle punte delle scarpe per aumentarne il volume senza toccare la zona del tacco, anche il grado di finitura può non essere molto spinto dato che si deve coprire poi le punte degli scarponi con la neve. 
Tutte le lavorazioni a stucco che riguardano piccole superfici e piccoli elementi sono state eseguite aggiungendo al magic sculpt 1/3 di stucco Duro per aumentare la capacità adesiva. Il problema più impegnativo da risolvere è stata la realizzazione dei guanti in lana senza perdere le proporzioni delle mani e mantenendo la separazione delle dita. 
La soluzione migliore è stato l'uso dello stucco liquido, che con pochissime spennellate mi ha permesso di dare spessore alle mani arrotondarne la forma, senza comprometterne la scala. Per questo lavoro ho usato dello stucco acrilico della 3M per carrozzieri e diluito con acetone ottenendo un impasto molto fluido con cui ho spennellato le mani; data una prima passata su tutta la mano le altre solo sul dorso in modo tale da non formare un'interferenza tra mano e fucile l'ultima passata è resa più liquida per uniformare la superficie che, a stucco completamente asciutto, verrà rifinita delicatamente con della paglietta metallica di tipo 000, utilizzata in lavori di falegnameria. 
Per la baionetta va bene l'originale da scatola del tipo USM1 con fodero a cui va aggiunto il sistema a passante, per l'aggancio al cinturone , in tela kaki e riprodotto con una strisciolina di piombo. In realtà, la versione italiana ha una bordatura sporgente intorno al fodero che la fa sembrare leggermente più larga come si può vedere dalla foto tratta da Armes Militaria magazine n° 246 Gen. 2006 pag. 49, dato però che riportandola in scala la differenza è infinitesimale ho ritenuto inutile qualsiasi tipo di intervento sul fodero, invece, sono intervenuto sull'elsa della baionetta realizzando il foro di innesto alla canna del fucile, particolare che alla fine da un piccolo tocco di realismo in più al soggetto. 
Anche il fucile il Garand M1 di produzione Springfield (1938-1945)e dal 1941 anche di produzione Winchester, non ha subito interventi se non nella foratura della canna e nella realizzazione della cinghia. Il cinturone è in tela color kaki con 2 tubolari di rinforzo lungo i bordi e 2 fibbie per agganciare gli spallacci nella parte posteriore, mentre nella parte anteriore, oltre alle due fibbie che si chiudono ad incastro, ci sono 2 passanti in metallo che bloccano la regolazione della larghezza del cinturone, contemporaneamente alle due fibbie. Per realizzare la versione italiana partendo da quella americana ho praticamente dovuto asportare il materiale che si trova nella zona centrale andando cosi a scolpire i due tubolari ai lati ;forse come operazione sarebbe stato più idoneo incollare due fili di plasticard lungo i bordi lisciando la parte centrale ma è una soluzione che 
mi è venuta in mente a lavoro già fatto. Le fibbie anteriori vanno bene ma si devono aggiungere i due passanti metallici realizzati con strisce di piombo. Sempre con il piombo si realizzano i 2 attacchi di tela che fissano le due fibbie rettangolari posteriori; le fibbie sono poi realizzate con stucco partendo da dei piccoli rettangolini, su cui si imprime ,nella parte centrale, uno stecchino lavorato in forma rettangolare ma di dimensioni inferiori, ottenendo così lo spessore delle due piccole fibbie. Come si può intuire date le piccole dimensioni il lavoro non e' proprio semplicissimo e ci vuole pazienza se non si ha la fortuna di ottenere un buon risultato al primo colpo. Stesso problema lo si ritrova nella realizzazione del fregio di specialità per i reparti di artiglieria da montagna, posto sul berretto, in quanto ho scelto la soluzione di realizzarlo in rilievo piuttosto 
che in fase di colorazione, soluzione che porta sicuramente fuori scala il fregio ma da un risultato migliore oltre a fare da guida per la colorazione. Per realizzarlo, sono partito da un triangolino sottile di stucco e con uno stuzzicadenti ne ho abbozzato la forma generale dell'aquila e dei cannoni incrociati, poi ho cercato di rendere il contorno più definito. Tornando al busto si dovrà adattarlo alle forme del camiciotto mimetico realizzando con stucco Duro le due tasche laterali, lo scollo a v con i lacci di chiusura, il cappuccio ed una patta di chiusura posta al centro delle due tasche. Quest'ultima veramente è visibile dalle fotografie fornite da Livio, ma ho avuto difficoltà a trovare della documentazione valida che potesse confermarne la presenza, per cui dovendo realizzare il soggetto della foto si è deciso di realizzare questa tasca anche se poi rimane in parte 
nascosta sotto la tracolla della maschera antigas. In fine si realizza il colletto della divisa sotto al camiciotto mimetico avendo montato in modo provvisorio la testa per raccordarla alla base del collo con il busto. Le braccia che inizialmente sembravano adatte hanno richiesto invece una serie di interventi di taglio e riposizionamento nei punti di snodo del polso, gomito, spalla ed il pollice della mano sinistra per meglio adattarli alla presa del fucile. Fondamentali in questa fase l'inserimento di perni anche se allungano il lavoro , infatti dopo aver trovato la posizione corretta basta bloccarla con della colla cianacrilica e stuccare il tutto modificando poi i polsini che sono del tipo elasticizzato. 
Anche per la sacca della maschera antigas ci sono stati problemi di acquisizione di documentazione, infatti la sacca in dotazione ai reparti italiani ha due tasche laterali ed una frontale non presenti sul modello della foto, in questo caso però a giustificazione della scelta di riprodurre quest'ultima versione c’è anche una pubblicazione di una sacca simile tratta dalla rivista francese Armes Militaria magazine n° 225 aprile 2004 pag. 7 in più da esperienze personali del periodo del servizio di leva in effetti alcune sacche erano spesso sprovviste di tutte le tasche o sistemi di chiusura (mi è capitata anche una maschera con una lente rotta il che per una maschera antigas e tutto dire!!!!!) terminata la fase costruttiva si primerizzano tutti i pezzi e si passa alla colorazione della mimetica, la base ad acrilico è un bianco sporcato con pochissimo nero ed una punta di azzurro. 
Per le ombre e le luci sono passato ai colori ad olio aumentando la quantità di nero e di bianco. I guanti, il fodero della baionetta, e la divisa visibile da sotto il colletto della mimetica, sono dipinti in kaki misto a verde oliva. Il cinturone, la sacca porta maschera, la cinghia del fucile sono in kaki. Il fucile ha il calcio in marrone rossiccio con striature più scure a simulare la venatura del legno, le parti metalliche sono in gun metal su cui ho fatto un lavaggio in nero per poi passare una matita di durezza 4B per mettere in risalto gli spigoli. Gli scarponi sono in marrone scuro, il berretto riprende il colore della divisa in kaki e verde oliva il fregio colore nero con colpi di luce in grigio medio, le parti metalliche del cinturone che essendo in ottone tendono nella realtà ad opacizzarsi, sono state colorate in giallo ocra o poi lumeggiate nei punti di massima usura con oro satinato acrilico. 
Per il viso su una base ad acrilico composta da flash, terra d'ombra, bianco, giallo di Napoli rosso d'india, ho ripreso le tonalità di ombre e di luci utilizzando gli stesi colori ma di tipo ad olio aumentando la quantità di bianco per le luci e di terra d'ombra per le ombre. Sempre con i colori ad olio, ho eseguito una profilatura con il grigio di Payne, delle cuciture o delle parti in ombra e di separazione dei vari elementi; e con giallo ocra e grigio ho dato una leggera sporcatura nella parte bassa dei pantaloni. Non rimane altro che incollare tutti i pezzi, prestando attenzione soprattutto al montaggio delle braccia dove per chiudere le fessure ho passato un leggero strato di vinavil diluito con acqua e poi ripreso con piccoli colpi di colore bianco ad olio. La base e' realizzata partendo da un tronchetto di pino, coperto con Das pronto a simulare il manto nevoso, dove ho riportato le impronte 
lasciate dal militare, per riempire la scena ho aggiunto una pietra semi coperta dalla neve e dei piccoli arbusti naturali. Per dare l'effetto neve ho utilizzato quella della Prochima che fino ad ora mi sembra il prodotto migliore per realizzarla. Per dare maggior volume sono stati necessari 4 strati successivi di neve ricordandomi poi di passarne un po' anche sugli scarponi del figurino. Dalle foto si può notare il tocco finale (anche se fatto in anticipo) eseguito da Livio che ha riportato gli stemmi araldici di brigata e reggimentali del reparto di appartenenza, stampati su carta, fissati alla base e coperti con vernice protettiva.

 

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