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Southern Cross Navy Division MK VI Dolphin System


Roberto Bianchi - IPMS "Tuttoinscala" Roma #2496

 

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kit ARII scala 1/12: tratto dal Manga MACROSS 

La parte accattivante di questo modello è stata la box art realizzata da Masami Watanabe ma il modello si è poi rivelato molto deludente sia nella precisione delle stampate sia nell'aspetto generale , senza considerare la scadente qualità della plastica. Da questa premessa è nata la voglia e l'esigenza di realizzare le modifiche che hanno portato all'esecuzione del modello attuale. L'intento però si è basato su una modifica che non ne stravolgesse a pieno l'aspetto principale e al contempo lo distinguesse in alcuni elementi, per far si che apparisse come una evoluzione progettuale del modello base attraverso successive modifiche e migliorie tecniche, come avviene ad esempio negli aerei o nelle macchine, fino a giungere alla versione MK VI. 
Per fare questo è però necessario avere un minimo di specifiche tecniche su cui improntare delle idee fino alla definizione (volendo ) di chi usufruirà del nuovo equipaggiamento , senza tanti sforzi ho ripreso lo stesso personaggio della scatola il Cap. Jun Yamashita appartenente al reparto della Navy Division. La denominazione Dolphin nasce dalla caratteristica dell'intero sistema composto dalla muta vera e propria all'Idro propulsore e dal sistema di occultamento agli apparati di identificazione nemici, permettendo al soldato di apparire come un delfino sui sistemi di individuazione sia sonar che radar di superficie. 
Questo è ottenuto tramite un programma che riproduce le caratteristiche comportamentali proprie dei delfini simulando i tempi di immersione e i ritmi di respirazione la velocità di movimento, la temperatura corporea ottenendo lo stesso tono di colore se osservato con strumenti di rivelazione termica. L'elemento principale è costituito dall'idro-jet che può essere applicato sopra le bombole tramite ganci a glump i quali permettono la rapida sostituzione dell'idro-jet (sono infatti previste alcune varianti in fase di sperimentazione ) o l'applicazione ai vecchi modelli di bombole anche se c’è una notevole perdita di prestazioni. Il sistema si avvale di una muta con innovative particolarità che, gli permettono di termo regolarsi sia 
internamente, per il comfort del soldato, sia esternamente come schermatura ai sistemi di rilevazione, inoltre è dotata di sensori che collegati al computer portatile trasmettono tutti i dati sullo stato fisico della persona ed il movimento del corpo si da poter regolarne l'assetto in acqua tramite lo scarpone pinnato, come timone. 
Lo scarpone è dotato, per questa funzione, di leve demoltiplicatrici dello sforzo sia in fase di pinnata normale, che di idro-guida, ha inoltre un gancio ad apertura rapida che ne permette il facile sfilaggio su terra ferma (caratteristica molto apprezzata) in considerazione anche del fatto che si calza con gli scarponcini anfibi indossati, agevolando notevolmente l’operatività del soldato in azioni di sabotaggio o in tutte quelle 
situazioni di intervento rapido e d' ingaggio. Il computer ha il compito di gestire tutte le varie funzioni descritte, a cui si aggiungono anche quelle di trasmettere o ricevere dati di tipo tattico, comunicazione attraverso sistema di trasmissione satellitare, controllo delle funzioni vitali e di eventuali sistemi d'arme aggiuntivi (in fase di studio). La mimetizzazione riprende l'effetto dell'acqua riflessa dal sole sul fondale marino, o sulla pelle iridescente di colore blu grigio scura di alcune specie di delfini. L'arma rimane l'affidabilissimo modello RV 3 a canna binata, alleggerito ed accorciato nella parte posteriore delle camere di composizione plasma. 


IL MODELLO 


La caratteristica dei modelli giapponesi è generalmente quella di essere posizionabili e quindi tutte le giunture principali sono snodate, questo mi ha portato su uno schema di lavoro sbagliato in quanto avevo l'intenzione di fare le modifiche necessarie e poi trovare una posizione gradevole ed incollare il tutto. In realtà ho dovuto cambiare ben presto il piano di lavoro dato che le giunture soprattutto delle spalle non ruotavano intorno agli assi anatomici della figura ma intorno ad assi propri dovuti al sistema costruttivo quindi si è stato necessario eliminare l'articolazione delle spalle e delle gambe e chiudere i relativi fori con dischetti di plasticard di spessore 1,5 mm. Per le restanti articolazioni ,ginocchia e gomiti ho limato i salsicciotti originali ottenendo cosi un aspetto meno da bambolotto che aveva il modello. 
Segue a questo punto per forza di cose, la fase di scelta della posa precedentemente rimandata, essendo la basetta costituita da un ramo di pino grezzo ed inclinata, l'idea è stata quella di posizionare il modello come se il personaggio si mettesse in mostra orgoglioso del suo nuovo equipaggiamento, anche se questo inizi a mostra già i segni del suo utilizzo. Il peso del corpo è stato caricato sulla gamba più bassa rispetto al piano di appoggio e sarà più distesa, mentre l'altra ,più in alto, si fletterà leggermente per adeguarsi al dislivello del terreno, il bacino rimane più o meno orizzontale, perché' il piano inclinato compensa la naturale inclinazione data dalla posizione di caricamento del peso su una gamba. 
Per le braccia ho ripreso la posizione della box-art del kit posizionando il braccio Sx più ruotato in avanti ed accentuando l'inclinazione del polso, per il braccio destro ho adattato la posizione della mano rendendola il più naturale possibile compatibilmente con il montaggio dell'arma, ottenendo in questo modo uno stato di leggera tensione nella muscolatura anche se la posa è di riposo, ma pronto allo scatto con un’espressività piena di fierezza. Nelle corazzature delle cosce sono stati incisi i sottosquadri per dargli un sottile spessore per fare questo però è necessario riempire la parte interna di stucco dato che si va ad eliminare troppo materiale provocando un buco, il lavoro è stato fatto con un bulino. 
La parte inferiore della gamba una volta fissata alla parte superiore va stuccata nella zona sopra il polpaccio a coprire il sistema di snodo originale ,ricreando un'incisione che separi la muta dalla corazza, mentre all'altezza della caviglia si realizza il bordo dell'imbottitura dei scarponcini tattici che si prevede vengano indossati sotto allo scarpone pinnato. Come detto le pinne diventano uno scarpone con pinnata assistita al suo interno e sistema di regolazione posteriore esterno, lo scafo è completamente apribile (come uno scarpone da sci) così da permettere la facile calzata con tutto lo scarponcino e il conseguente sfilaggio una volta a terra. Per ottenere questo ho accorciato la pinna di 5 mm (troppo sproporzionata la lunghezza originale) limate le due facce laterali per avere una forma più slanciata realizzate le due fascette apribili sul collo del piede (due incisioni) con le cerniere (di plasticard) e relativo gancio di apertura rapida e attuatore posteriore (profilo rettangolare 3x2 di plasticard modellato e curvato), a finire ghiera di regolazione, riciclo delle manopole delle valvole delle bombole del kit. Per le braccia oltre ad eliminare i salsicciotti delle articolazioni andranno asportate le semisfere degli snodi e si realizzeranno poi con stucco due fasce che fanno parte dell'aggancio dei due box tattici e di sopravvivenza posti sugli avambracci mentre sui due box saranno eliminati quelli esistenti. 
Il braccio Sx non subirà grandi modifiche a parte quelle suindicate solo il pugno sarà migliorato definendo meglio le linee , il braccio destro invece sarà modificato più a fondo dovendo rifare l'accoppiamento al gomito dato che la piegatura del braccio è molto stretta ed il polso molto inclinato, questo si ottiene realizzando uno scasso sul braccio che permetta di avvicinare il più possibile l'avambraccio al muscolo bicipite. 
Le dita della mano sono state chiuse piegandole delicatamente a mano dopo averle immerse in acqua calda. Dal busto si elimina l'aggancio delle bombole e si chiude la fessura con plasticard si chiudono come detto in precedenza i buchi delle braccia si ricrea con stucco (magic sculpt) un cordone intorno al collo che riempie il vuoto tra testa e spalle mentre nella parte anteriore si aumentano le dimensioni della placca che oltre a proteggere contiene il sistema di comunicazione, la testa sarà munita di un collare sempre realizzato a stucco e andrà posizionato sul busto come riferimento per realizzare il cordolo, sul collo ho cosparso del borotalco che faciliterà poi il distacco della testa. 
Per il bacino vale lo stesso discorso di chiusura dei fori degli arti non dovendo essere ulteriormente modificato può essere incollato direttamente al busto e stuccato, si dovrà perciò tener conto in questa fase di eventuali rotazioni del busto rispetto al bacino. In un ordine crescente di difficoltà delle varie fasi si inserisce a questo punto la testa ma in realtà è questa la causa principale di tutta la modifica perché' vedendo in fase di premontaggio la forma del casco mi ha fatto veramente schifo con quell'aspetto forzatamente da samurai tecnologico un po' stucchevole. 
Ho perciò eliminato le ali laterali e dietro la nuca, abbassato un po' la cresta facendogli perdere l'aspetto di elmo a favore di quello di un casco e a tenuta stagna ! I tubi dell'ossigeno sono stati spostati nella parte posteriore, le lunette all'altezza delle orecchie sono state ridotte di spessore ,mentre si aumenta lo spessore del collo con dello stucco formando un collarino la maschera è stata lavorata con una fresa a palla di piccolo diametro per arricchirne il disegno, senza subire altre modifiche. Gli occhiali invece sono stati ricoperti con una pellicola adesiva in oro cromato presa in negozio di belle arti. 
Prima di incollare la pellicola, con della trielina, ho tolto la parte adesiva e quindi incollata con cianoacrilica, in questo modo si evita il distacco e l'inefficace azione della colla. I tubi dell'ossigeno sono quelli a molla forniti nel kit al cui interno si inserisce del filo elettrico di diametro adeguato anche con tutta la guaina, in questo modo i tubi manterranno facilmente la posizione voluta. I due box sono stati ripuliti e privati delle fasce anteriori, quindi dettagliati con vari strumenti pulsanti e, su quello di sinistra, ricostruito un computer con schermo e tastiera con relativa antenna satellitare. Per la tastiera dopo alcuni tentativi di riprodurre i tasti con di plasticard ho ripiegato sulla soluzione di inciderli direttamente con un bulino su un rettangolo di plasticard sufficientemente spesso, per lo schermo ho utilizzato un sfondo di un giochino elettronico che avevo smontato, ed ha un effetto cangiante. 
La modifica più laboriosa riguarda le bombole con la realizzazione del sistema di idro jet 'Dolphin' accoppiato. Le bombole sono le stesse ma montate capovolte, attraverso delle incisioni sulla forma base ho messo in evidenza una zona superiore ad indicarne la sovrapposizione di un elemento aggiuntivo, ad evidenziarne il montaggio la presenza di tre sistemi di aggancio due laterali ed uno in testa ottenuti con strisce di plasticard ed elementi già presenti sul pezzo. 
Con prese d'aria, parti di bombe ,un pannello di un aerofreno e profili a T posizionati sopra alla zona incisa e raccordata con stucco, si realizza il gruppo motore, con dei tondini si rifanno le manopole delle valvole per le bombole, che erano state utilizzate in precedenza, con delle ruote di un treno di rotolamento si abbellisce il fondo (ex testa) delle bombole, si realizzano i fori per i tubi di respirazione e con un pezzo della testina di una lametta usa e getta si realizza il sistema di appoggio lombare e i due attacchi superiori all'altezza delle scapole. L'arma, che in un primo momento non doveva subire modifiche, in fase di verifica di montaggio ha mostrato tutta la sua difficoltà nel posizionamento, ho quindi dovuto accorciare la parte posteriore permettendo un più facile incastro tra braccio e busto. 
A questo punto si può montare tutto il corpo ad esclusione della testa e delle pinne (anche se queste possono dare dei problemi di montaggio dopo la colorazione) tutto il resto si monterà dopo la colorazione. Se nella fase costruttiva generalmente lascio molto spazio all'improvvisazione e all'inventiva del momento quando passo alla colorazione preferisco avere delle idee ben precise su quello che devo fare anche per non trovarmi a dover rifare tutto per qualche errore. In questo caso, riprendendo di sana pinta il disegno originale della scatola ho sostituito le parti principali che ho modificato e ho dato del colore di base e fatto lo schema mimetico utilizzando le stesse tinte preparate per il modello. 
Dal disegno mi sono accorto che la tinta principale era troppo scura e quindi ho coretto il colore schiarendolo. Seguendo questo metodo si ha anche il vantaggio di verificare ed impostare, la resa delle varie superfici di materiale diverso scegliendo il più adatto, lucido, opaco o satinato. La tinta base utilizzata è un azzurro tendente al grigio per le parti rigide della corazzatura e dell'idro-jet con sopra riportato uno schema mimetico di colore verde acquamarina che riproduce l'effetto reticolo che l'acqua riflette sulle superfici immerse o sui fondali bassi, mentre per le parti morbide che rappresentano la muta vera e propria sono colorate in grigio verdastro. 
I colori base sono stati dati ad aerografo comprese le ombre e le luci, senza l'utilizzo di mascherature per avere un aspetto uniforme, quasi monocromatico, a seguire con i colori ad olio ho accentuato le ombre e le luci soprattutto negli elementi più piccoli. Dopo 48 ore ho passato un trasparente satinato di protezione dei colori ad olio ed ho quindi realizzato la mimetizzazione stendendo un colore acrilico molto fluido e realizzando delle linee il più sottile possibile con un pennello 000 ma senza precisione ottenendo dei fasci di linee che si intrecciano tra loro. Questa fase richiede un po' di pazienza dato che essendo il colore fluido e semi trasparente per avere in alcuni punti maggior copertura e dare un maggior effetto cromatico ho effettuato dai 3 ai quattro passaggi, a questi si aggiungono poi i passaggi per dare l'effetto luce. 
Dopo 12 ore ho dato sui pezzi che lo richiedevano un trasparente lucido sempre acrilico ed ho posizionato delle decals cannibalizzate, solo per lo stemma della N.D. ho utilizzato quella originale; le altre ,troppo spesse, sono state scartate. Si passa un'altra mano di trasparente a seconda della finitura superficiale che si desidera per finire ho dato una sporcatura color sabbia soprattutto alle gambe e qualche scrostatura alle attrezzature per simulare leggeri danni quindi il tutto si monta sulla base in legno che ho trattato con un colore acrilico specifico per il legno che ne ha rafforzato il colore marrone rossiccio e con una finitura satinata visto il risultato non ho dato alcuna vernice trasparente lucida altrimenti c'era il rischio di ottenere un effetto molto simile al finto legno di plastica.

 

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